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Cenni importanti sulla stampa

Più che un approfondimento tecnico preciso sui vari sistemi di stampa, cercherò di fornirti una conoscenza di base vista soprattutto in relazione alla possibilità di riconoscere le varie tecniche dall’analisi delle caratteristiche del documento, consapevoli che solo l’esperienza pratica e la comparazione fra documenti può aiutarti a chiarire i frequenti dubbi che potrai avere durante il contatto con il cliente.

Cromolitografia
La cromolitografia non è una vera e propria tecnica a sé stante ma più precisamente un’evoluzione della litografia. Il cromatismo si ottiene realizzando una matrice litografica per ogni colore necessario alla composizione dell’immagine. Il numero delle matrici dipende quindi dal numero dei colori e da questo dipende il risultato estetico finale. La loro sovrapposizione conferisce alla cromolitografia una lucidità sempre maggiore. La tecnica litografica manuale ha avuto un grandissimo uso in tipografia per tutto il XIX secolo e si è protratto per i primi decenni del XX secolo, soppiantata gradualmente dalla fotolitografia. Tecnica molto utilizzata per la riproduzione di illustrazioni nei libri, per materiale da imballaggio, etichette e decorazioni di pareti. Il procedimento della cromolitografia dal punto di vista strettamente artistico permette di ottenere molte sfumature e colori brillanti, nonché di raggiungere la precisione quasi fotografica dei dettagli. La novità più importante, comunque, è legata alla possibilità di stampare molte immagini a colori in poco tempo e a basso costo.

Eliografia
Tecnica di stampa tipografica basata sul principio dell’ acquatinta dove la matrice in metallo viene rivestita a caldo con grani di resina e successivamente incisa con acido. Il procedimento si avvale di tecniche fotografiche e parte da una prima riproduzione su lastra in vetro; si esegue poi, per contatto diretto, un trasferimento dell’immagine mediante esposizione ad una fonte luminosa su carta con gelatina fotosensibile, immergendo la carta in acqua si elimina la gelatina non esposta. Si prende quindi la lastra di metallo preventivamente rivestita con la resina in grani e vi si applica la carta fotosensibile impressionata. Questo contatto trasferisce la gelatina esposta (e quindi l’immagine) dalla carta alla lastra. Immergendo quest’ultima in acido si esegue la morsura. L’eliografia presenta le caratteristiche dell’ incisione calcografica e cioè l’ impronta della lastra. Analizzando l’immagine si evidenzia la struttura fine dell’acquatinta con i toni sfumati. Talvolta è difficoltoso distinguerla dalle tecniche manuali.

Litografia

La stampa litografica si basa sulla reciproca repulsione fra l’acqua e le sostanze grasse. La tecnica fu messa a punto e al servizio della stampa alla fine del ‘700. Materiale basilare è la pietra litografica dalla struttura granulare più o meno fine ma molto regolare. Gli strumenti utilizzati dall’artista (matita, gessetto, inchiostro, penne, pennelli) per realizzare il proprio disegno sulla lastra non sono destinati a inciderla, ma solo a lasciarvi un segno. Il mezzo meccanico per la stampa dei fogli dalla matrice ormai pronta sarà anzitutto il torchio litografico, ma anche la normale macchina offset, per quanto riguarda le lastre di zinco e di alluminio
Il disegno per l’incisione viene eseguito esattamente come se si stesse usando la matita sulla carta da disegno. La differenza del risultato sta nel fatto che il disegno, invece di prendere la grana del foglio di carta prende quella, più fine, della pietra o della lastra di metallo.
Fatto il disegno con le eventuali correzioni la lastra passa allo stampatore litografo che con una serie di procedure fisserà sulla pietra il grosso della matita litografica. Poi si va ad inchiostrare la lastra: l’inchiostro, che è grasso, viene respinto dalle zone bagnate dall’acqua e aderisce solo a quelle segnate dalla matita litografica. La pietra viene inumidita e inchiostrata a ogni tiratura.
A differenza di quanto accade per altre tecniche di stampa la figura artistica del litografo è indipendente dal processo di stampa: anche senza particolari conoscenze tecniche l’artista può disegnare direttamente sulla pietra e lasciare la preparazione della matrice e la stampa vera e propria ad un esperto senza che la sua opera ne risulti sminuita. Ciò spiega in parte la grande diffusione di questa tecnica presso pittori e artisti in genere che si rivolgono a uno stampatore professionista per curare la propria opera in modo ottimale.
E’ attorno al 1870 che la tecnica litografica produsse i primi manifesti a più colori e le prime copertine di libri con uno stile che privilegiava, anche sotto l’influenza delle stampe giapponesi allora di moda, colori pastellati piatti. A questo modello di stesura cromatica guarderanno intere generazioni di artisti successivi, ma anche la possibilità di forme colore stampate le une sulle altre creerà una grande gamma di variazione di sfumature.
Il pregio della litografia è quello di presentare superfici cromatiche compatte che, a differenza dell’offset, non lasciano trasparire la retina del procedimento fotografico

Serigrafia
La serigrafia, introdotta in Europa dall’Oriente nel XVI secolo, è dapprima usata per stampare tessuti e anche le prime applicazioni grafiche ad opera di inglesi e americani saranno adottate per stampare materiali solidi e preconfezionati. Il primo brevetto della moderna macchina serigrafica è dell’inizio del 900.
Il metodo serigrafico si differenza dalla stampa a rilievo, in piano e in incavo, che trasferisce direttamente o indirettamente l’inchiostro dalla matrice al foglio. In serigrafia la matrice è una maglia di seta: l’inchiostro si trasferisce al supporto attraverso i fori della seta, se non sono stati preventivamente otturati.
Pregio della serigrafia è l’economicità, soprattutto con basse tirature, e la possibilità di stampare su qualsiasi supporto: carta, tessuti, vetro, metallo, plastica, ecc.

Stampa offset
È anche chiamata planografia o, impropriamente, litografia, intendendo con quest’ultimo termine, la stampa che utilizza come matrice la pietra e di cui la stampa offset riprende il principio basato sulla repulsione fra acqua e grasso. Al contrario di quanto succede in altri sistemi come la tipografia, il rotocalcografia e la serigrafia, in cui l’inchiostro è trasferito direttamente sulla carta, la caratteristica principale del sistema offset è che le parti stampate e quelle bianche si trovano sullo stesso piano: la forma, costituita da una lastra di metallo sulla quale vengono incise fotomeccanicamente le parti da stampare, dopo essere stata inchiostrata trasferisce l’immagine in un cilindro di gomma e questo a sua volta per pressione sulla carta. Il passaggio attraverso il cilindro di gomma e l’uso dell’acqua favorisce una diminuzione di densità di colore, inconveniente progressivamente superato con il perfezionamento della tecnica. La stampa offset presenta una retinatura in cui i punti di retino circolari sono di diverse dimensioni ma della stessa intensità.

Stampa IN rotocalco.

Si tratta di un processo d’incisione dove l’inchiostro viene trasferito sulla carta attraverso un sistema modulare di cellette di diversa profondità. Più queste sono profonde più abbondante sarà l’inchiostro che possono contenere e più scura sarà la stampa. E’ questo il motivo principale della brillantezza della stampa rotocalco: l’inchiostro infatti non viene pressato (tipografia) o stampato per rimbalzo (offset) ma prelevato dalla carta mantenendo le caratteristiche di brillantezza e coprenza.
Inizialmente la stampa rotocalcografica veniva utilizzata per la riproduzione di immagini fotografiche che richiedevano una elevata fedeltà di resa e di sfumature. Nella prima metà del 900 questa tecnica si è trasformata in un procedimento molto versatile.
Il rotocalco si riconosce dalla tipica forma dei puntini della retinatura che generalmente hanno la stessa grandezza ma tonalità differenti. Nelle zone più scure il disegno del retino è difficilmente riconoscibile a causa della notevole quantità di inchiostro che spesso si spande sul foglio mentre nelle parti più chiare spesso l’inchiostro rimane solo ai bordi dei piccoli solchi del retino.
Dal punto di vista estetico la rotocalcografia riproduce e traduce le apparenze visibili dei segni fotografici in oggetti di volumetrica e vellutata seduzione visiva, dando modo all’immagine di disporsi in una sua dimensione tattile al cui effetto contribuiscono anche ragioni di tipo economico, come l’impiego della carta satinata nella stampa periodica degli anni di maggiore diffusione di questa tecnica (‘30 e ‘40).

Stampa tipografica
È il metodo più antico: anche prima dell’invenzione di Gutenberg erano utilizzate delle forme incise nel legno (xilografie) le cui parti in rilievo venivano inchiostrate e pressate su carta. La principale caratteristica del sistema è che la forma è in rilievo, i bianchi sono incavati e la stampa avviene mediante pressione diretta della carta sulla forma inchiostrata generando, se osservata sotto ingrandimento, il classico effetto pressione sul bordo delle aree stampate.

Zincografia
Tecnica di incisione in rilievo su una superficie metallica. Il disegno è riportato a penna o a pennello su una lastra di metallo (rame o zinco), che viene immersa in successivi bagni di acido. si stampa l’immagine a rilievo, con possibilità di ottenere diverse tonalità. La tecnica è chiamata anche gillotage.

Xilografia
Per xilografia si intende sia la matrice di stampa che il prodotto finito (stampa). È la tecnica di stampa più antica e veniva inizialmente utilizzata nella stampa di tessuti. La matrice, in legno poco poroso, con venature sottili, veniva scolpita mediante l’uso di coltelli, detti sgorbie. L’inchiostro, a base oleosa, veniva distribuito sulla matrice con un tampone. La stampa avveniva con un torchio che, con una modesta pressione, trasferiva l’inchiostro sul foglio.
La xilografia si riconosce facilmente da due elementi fondamentali: l’assenza dell’impronta della lastra; l’ombreggiatura. Quest’ultima, visibile sul retro della stampa, è causata dalla pressione del foglio sulla parte in rilievo e inchiostrata.

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